LetteralMente

Una delle mie difficoltà maggiori è comunicare con gli altri.
Il fatto è che molto spesso non riesco a far passare il messaggio.

Se dico “c’è un ragno sullo stipide della porta” significa che ho visto in quel luogo quell’animale.
E basta.

Peccato che il ricevente del messaggio non l’intenda così.

Le reazioni che mi deludono possono essere catalogate in tre categorie:

-chissenefrega
Se faccio notare una cosa, anche banale, vorrei che mi si portasse rispetto perché per me è importante. Non mi piace essere sminuita dalle persone a cui tengo.

-cosa vuol dire con questo?
Le mie frasi raramente hanno un fine attinente alla dietrologia. Se dico di aver visto un ragno non sto dicendo che il luogo è sporco o che vorrei che venisse ucciso. Se avessi intenzione di fare tali osservazioni, le farei direttamente.
Le mie affermazioni non comprendono per forza un’azione, se non esplicitamente richiesta.

-perché mi dice questo?
Se dico qualcosa, l’unico motivo è perchè voglio farlo.
Non c’è altro, se non il piacere della condivisione.

Ora tutto ciò è molto semplice.
Eppure, nei fatti, pare impossibile trovare qualcuno che decodifichi correttamente i miei messaggi.

Dovrei essere io ad adeguarmi, ma non so come fare.

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7 pensieri su “LetteralMente

  1. Anzitutto bisogna verificare se chi ti risponde ti ha “ascoltata” o semplicemente “sentita”. Non credo ci sia bisogno di spiegare la differenza tra i due atteggiamenti.
    Poi, come il ricevente reagisca nelle tue parole dipende anche dal suo proprio background personale. Per esempio, io so benissimo che quando mia moglie mi fa notare che c’è un ragno sullo stipite, si aspetta che io provveda a renderlo inoffensivo nel minor tempo possibile. Ciò può avvenire – a mia scelta – semplicemente defenestrando l’insetto oppure disintegrandolo con un oggetto in tessuto contundente. Ad ogni modo, nel mio caso specifico, non è prevista alcuna risposta verbale, ma neppure il semplice annuire, bensì un’azione immediata, violenta e decisa: di fatto ho sviluppato un riflesso pavloviano ad un comando ben codificato.
    Per qualcun altro, la stessa affermazione potrebbe invece non essere ancora stata codificata. In tal caso, oltre a non richiamare alcun riflesso condizionato, potrebbe ingenerare persino una difficoltà nell’elaborazione. Ne risulta che la reazione più naturale è “rispondere” in qualche modo, quale esso sia, perché nel senso comune un ragno che staziona su un artefatto umano non è come dire “ah, che bel tramonto!”, non è una situazione di cui si possa banalmente prendere atto. Nel senso comune il ragno suscita ribrezzo, allergia, orrore, schifo, terrore, panico, autodifesa, quindi implica una subitanea drammatizzazione della realtà.
    Dunque, premesso che al “chissenefrega” non c’è rimedio, in tutti gli altri casi il mio consiglio è di prepararti una serie di “chiusure standard”, con le quali rispondere all’eventuale richiesta di chiarimenti e/o all’attesa di ulteriori sviluppi da parte altrui. Per esempio: “Mi fa venire in mente che i ragni, per la maggior parte, hanno otto occhi, ma alcuni ne hanno soltanto sei… Chissà quanti ne ha questo qui?”.
    Wikipedia può aiutarti a trovare una serie di spunti assolutamente insulsi con i quali recuperare qualunque situazione analoga, e – nei casi più fortunati – trasformarla persino in un confronto interessante. Almeno fino al momento in cui non incontrerai quel “qualcuno” accomunato dal tuo stesso piacere di condividere, aperto alla pura contemplazione e incapace di concepire dietrologie, persino davanti ad un ragno su uno stipite.
    Allora non ci sarà più bisogno di adeguarsi.

  2. No tesoro… È che le persone soffrino di paranoia/dietrologia patologica.
    Non riescono a prendere il messaggio per ciò che comunca, ci mettono sempre le loro ansie o sensi di colpa, dentro.

    Poi sono gli stessi che lamentano i fraintendimenti.

    Andassero affanculo, che lì i messaggi sono poco equivocabili…

    Bacio

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