In terapia -1

«Ti piace quel poster?»
«No.»
«Perché?»
È pacchiano. Una riproduzione in serie di una foto di dubbio gusto, stucchevole come un servizio sugli animali di Studio Aperto. Se l’intento è commuovere, beh, ha fallito.
«È brutto.»
Tre quarti (se non di più) di tutto ciò che è nello studio, è inguardabile. C’è troppa roba, sembra lo sgombero di casa tua. Che ti servono tutti quegli oggettini che tieni sulla scrivania? Siamo forse al mercatino dell’usato? Credi forse che soffocare la gente in mezzo ad un groviglio eterogeneo di discutibile paccottiglia, la faccia sentire a casa?
Ah, nell’angolo in alto a sinistra c’è un ragno. E deve essere lì da un bel po’, viste le dimensioni.

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13 pensieri su “In terapia -1

  1. L’opposto della “miasua” stanza. Vuoto. Un lettino classico (messo lì per l’aspetto teatrale-propagandistico) impolverato, una confezione di cartone rettangolare con dentro dei fazzolettini seducenti l’apparato lacrimale. Un appendiabiti troppo distante dalla sedia per arrivare ad appenderci il cappotto, al massimo gli occhi quando non sanno che dire; e la sedia vicina alla porta per possibilità di fuga, unica vera scelta. Infine, dei libri anonimi posti in basso, in un anonimo “sudditale” ammonimento: “Tu conosci, ma io so”. E così trascorrono quaranta minuti esatti.
    (Non so se parliamo della stessa “abitazione”…)

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