Abbigliamento

Come giustificare l’accozzaglia priva di logica che indosso da stamattina?
Semplice, non posso.

Neve.
Essendo il mio equilibrio piuttosto precario, le mie caviglie non tanto solide e la mia goffaggine epica, pensai che, per evitare cadute, sarebbe stato meglio non optare per gli stivali col tacco che porto sempre.
Non sia mai che possa graffiarli crollando a terra.

Con il ghiaccio e i cumuli di neve, l’ideale erano gli anfibi.
I miei fanno schifo: comprati nella seconda metà degli anni novanta, mia madre sostituì i lacci con un paio improponibile.
Erano marroni, lei li fece diventar neri.

Con gli anfibi, ci vogliono i pantaloni.
Ho perso quasi venti chili rispetto all’anno scorso, non ne ho più della mia taglia.
Cadono persino con la cintura.

Nel fondo dell’armadio, eccoli lì.
Era parecchio che non li indossavano, stavano stretti e ora larghi.
Scozzesi, rossi, da uomo, comprati di seconda mano su un forum.
Vada per un look pseudo j-rock falsopunk.
La camicia che volevo si trova nei mucchi di panni sporchi.
È tardi.
Prendo il primo maglione nero che mi passa sottomano.

Fu così che sono uscita di casa divisa in due: metà sopra, casalinga disperata. Metà sotto alternative/ aggressive.
Risultato: inguardabile.

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